Rétro tecnologia: c’era una volta l’hi-tech
In uno dei miei vari tentativi di restyling dell’appartamento di mia nonna, mi sono impossessata di una simpatica “radio-scatola” arancione, che sulle prime avevo pensato di portare in discarica. Almeno finché una mia ferratissima collega non ha sentenziato che si tratta di un pezzo di storia del design!
Altolà! La sua vecchia radio (ora in comodato d’uso sulla mia scrivania) è praticamente un mix tra la nuovissima Eton F250 e la luccicosa Brionvega.
Unica differenza (pressoché irrilevante): non ha porte Usb, né tantomeno ingressi per mp3 e iPod players…
Pensare poi che da anni cerco di rifilarle un bel tv color al plasma, al posto di quell’aggeggio in bianco e nero che sembra uscito da un cartone di Walt Disney!
Neanche a dirlo: quello che volevo sostituire è un televisore disegnato negli anni ‘60 da Zanuso e Sapper, che ora fanno oggetti di tendenza.
Come se non bastasse, il telefono della nonna – anche lui preso di mira - è un pezzo d’antiquariato con cornetta stile Sip anni ’70, sfuggito miracolosamente all’usura e al consumismo tecnologico, nonché alle mie grinfie! Dopo aver visto la nuova cuffia rétro per chiamate Internet non ho più il coraggio di fiatare… Certo, il suo modello è un po’ lontano dalla comunicazione digitale, ma non credo sia un valido motivo per farglielo cambiare. E poi come faccio a convincerla che potrebbe fare una video chiamata col cugino d’America che non vede da 20 anni?
Devo ammetterlo: mia nonna è troppo avanti!
E forse il mio fiuto per il design avrebbe bisogno di un bel check up.
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