Diario di bordo, ovvero: La dura vita del Visual Merchandiser/2

Il viaggio inizia non troppo bene: a causa di uno sciopero previsto, prendo il volo delle 6.15 per Francoforte, anche se il volo per Dubai è alle 13.40.
Pazienza.

Prendo tempo per lavorare al pc nella Lufthansa Lounge dell’aeroporto, nonostante la notte insonne.
All’imbarco, incontro per caso un amico bolognese, anche lui diretto a Dubai, il quale mi dice (non senza una torva soddisfazione – gli amici… tzè!) che lo sciopero in realtà non c’è stato.
All’ansia del sonno perso si aggiunge quella di mia madre, che mi chiama per l’ennesima volta raccomandandomi di stare attento, neanche se stessi per andare in un luogo in mezzo al deserto infestato di predoni, scorpioni e chissà quali altri pericoli.

L’uscita dall’aeroporto (dopo una fila secolare al controllo passaporti) è caratterizzata da una folla di arabi in djellaba bianchi che si sbracciano come pinguini, sventolano cartelli con scritto “Mr Smith” e “Ms Carter”. Sembra di essere al Grande Fratello, e già vedo la Marcuzzi pronta ad accoglierci.

La mia stanza è enorme, nonostante fossero rimaste solo le “standard”, me tapino! Ma la “standard” ha un letto largo quanto la Piazza Rossa, due divani, un tavolo da 16 persone, un bagno grande come quello di Maria Antonietta e un LCD da uno sproposito di pollici.

Marion, la nostra referente per Dubai, mi accompagna ad un aperitivo sul mare, proprio sotto il Burj Al Arab, l’hotel a 7 stelle, che mi diverto a fotografare prima e dopo il tramonto.

Due o tre considerazioni su Dubai, a parte il “what to see” e il “where to shop”:
1) è tutto – o quasi – finto, sembra di essere a Las Vegas.
2) la gente è schifosamente ricca.
3) l’aria condizionata è troppo alta, sono entrato in camera e ho chiamato la reception per chiedere se potevano accendere il camino.

Tratta Dubai-New Delhi.

Letture sull’areo da Dubai a New DelhiAccanto a me, una simpatica signora indiana legge e recita a bassa voce da un libello su cui sono scritte (credo) delle preghiere induiste. Non è un buon segno. Ma, incurante del bambino che strepita dietro di noi, crollo dal sonno e mi risveglio all’atterraggio.

Un ape taxi a New DelhiDall’aeroporto di New Dehli all’hotel è un incubo: il taxista le escogita tutte per evitare il traffico terrificante. Prende viottoli sterrati, fa slalom tra le ape-taxi, sale su marciapiedi (dietro di noi riesco a scorgere solo un trionfo di colori che svolazzano – ovvero, gli sgargianti abiti di seta dei poveri malcapitati che il simpatico autista travolge con nonchalance, mentre chiacchiera allegramente).
Appena raggiungo l’hotel sano e salvo, ringrazio tutti i santi e la dea Kalì, e giuro a me stesso che non mi lamenterò mai più dei 20km di coda in tangenziale.

Dopo il lavoro, shopping di stoffe e sete indiane (ho speso l’equivalente di 500Euro, ma sono un uomo felice), e cena strepitosamente tipica in un tipico ristorante con Manpreet e Gulpreet, i nostri distributori.
In India si mangia tutto con le mani, carne compresa, poi le si sciacquano in una coppetta con acqua e uno spicchio di lime. Da buon italiano, sgraffigno il grembiule/bavaglio come souvenir.

Il ricordo più forte di questo viaggio: la fierezza che si legge negli occhi degli indiani.
Una fierezza che vedi anche e soprattutto nei più poveri (che a NewDelhi sono davvero tanti), che ti guardano e sembrano dirti “prima del tuo aiuto, per favore dammi il tuo rispetto”. E questo è molto difficile da scordare.

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13 commenti a “Diario di bordo, ovvero: La dura vita del Visual Merchandiser/2”
  1. fra_ebasta scrive:

    Caspita, e vabbene che io amo il mio lavoro, ma se penso che il massimo per il divertimento per me è uscire dall’ufficio per una conferenza stampa devo dire che ti invidio da matti!
    Poi, la stanchezza e il sonno perso in tutti questi viaggi me li racconti un’altra volta.

  2. Ducky scrive:

    Già condivido…..sto morendo dall’invidia anche io!!!!

  3. lora scrive:

    non solo invidia, non tutti sono in grado di prendere il meglio dalle cose che vivono.
    Complimenti per la tua fresca ironia e soprattutto per la conclusione del post circa la fierezza degli indiani non tutti avrebbero colto questo fatto.

  4. Fabio scrive:

    Ciao Andrea, per caso mi sono imbattutto qui…
    Complimenti per tutto quello fai !
    Ricordandoti quando avevi 18 anni direi proprio che hai fatto quello che volevi.
    Sai la mia bimba spesso mi chiede ma chi era quel tuo amico che disegnava così bene Garfied ?

  5. andrea signori scrive:

    ma sei quel fabio in classe con me?

  6. Fabio scrive:

    ….errato !!!!
    Pontassieve …. ti dice qualcosa.

  7. andrea signori scrive:

    ommioddio.
    fabio.
    mi dice molte cose… altroché!

  8. andrea signori scrive:

    P.S.
    ma hai ancora i miei garfield???

  9. Fabio scrive:

    Sì certo..perchè dovevo buttarli ???
    Ma hai una tua mail….

  10. andrea signori scrive:

    si che ce l’ho…

  11. fabio scrive:

    Grazie…volevo sapere come scriverti !

  12. andrea signori scrive:

    a_signori@libero.it
    ma non dirlo a nessuno!
    :-)

  13. francesco scrive:

    Caro Andrea,
    mi è capitata sotto mano una tua foto e mi sono immediatamente chiesto chissà cosa sta combinando anrea signur. e trac in men che non si dica mi appare in seconda posizione l’andrea signori a me più noto. Ti faccio i miei più vivi complimenti per quello stai facendo. Grande

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