Dalle cantine alle stelle

Ai nuovi arrivati in azienda mi piace sempre raccontare i grandi sforzi di Paolo Trento e Pietro Mannato per far crescere negli anni Mandarina Duck. Ho sempre subito il fascino delle pionieristiche peripezie degli inizi, quando ancora il nostro nome era Plastimoda.

L’amicizia tra Paolo e Pietro nacque già durante la loro infanzia a Borgo Panigale (BO), quando si divertivano ad andare a pescare al fiume, a combinare marachelle, a rifugiarsi nella loro casa sull’albero, ma anche ad organizzare pesche o spettacoli di burattini per gli altri bambini. Iniziarono poi, qualche anno più tardi, a viaggiare in Cinquecento (quella vera) in paesi esotici come il Marocco o la Turchia – fatto insolito per l’epoca – da cui tornavano ogni volta arricchiti e con tante avventure da raccontare.

Dopo che Paolo (il più giovane dei due) finì il militare, fu naturale iniziare un’attività insieme. Ma quale? La più semplice. Seguire le orme del padre di Pietro, specializzato, grazie alla tecnica della saldatura elettronica, nella produzione di porta carte d’identità in plastica trasparente. Le idee erano tante ma i soldi proprio pochi. Paolo decise quindi di vendere la sua Mini Morris per 400 mila lire, Pietro ne investì altre 400, mentre 100 le mise il padre di Pietro. Con un acconto di 500 mila lire e un milione e mezzo di cambiali, affittarono la prima sede di Plastimoda: una cantina sotto un palazzo di 5 piani! Era il 18 aprile del 1968.

Comprarono una macchina per saldare, fecero i falegnami per arredare l’ufficio e assunsero un operaio, un ex detenuto che si dimostrerà nel tempo un’ottima persona.
La cantina non era riscaldata e tutti si imbacuccavano come potevano per resistere al freddo. Sembrava di vivere in un film di Fellini. Iniziarono così a inventare e creare nuovi prodotti, come i bauletti porta trucco in plastica, e ad esportarli all’estero, soprattutto nell’ex Yugoslavia, in Bulgaria e Ungheria.

Nel 1974, dopo aver visitato una fiera di settore a Francoforte, decisero di iniziare a produrre borse femminili.
Realizzarono così una collezione alla moda, in misto lino e cotone, e prima di metterla in produzione provarono a presentarla a vari grossisti. Fu un successo davvero inaspettato, così si sentirono pronti per partecipare al Mipel di Milano. Non fu un’impresa semplice e, per più di una volta, furono rifiutati perché non erano ancora abbastanza famosi nel mercato dell’accessorio moda.

La prima volta al Mipel portarono una collezione in un materiale plastico con finiture in pelle ed allestirono lo stand in modo da non poter passare inosservati. Presero degli ombrelloni, un banchetto da mercato e vivacizzarono la situazione con montagne di frutta su cui davano bella mostra di sé le borse appena create.
Il prodotto piacque a tal punto che in quattro giorni di fiera vennero ordinati trentaseimila pezzi, un numero esorbitante che non avevano la più pallida idea di come gestire.

Di quell’episodio Paolo ricorda: “Non avevamo i soldi per comperare i materiali e non avevamo nemmeno le persone che cucissero le borse. Era la fine di giugno e dovevamo consegnare tutto a settembre, con agosto in mezzo”.

Alla prossima puntata…

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4 commenti a “Dalle cantine alle stelle”
  1. Mavero scrive:

    ;) Grazie del backlink e complimenti per il post!

  2. Roldano scrive:

    E ma mica si può fare così, che uno legge legge e poi ci sentiamo un’altra volta ;-)

  3. roxelo scrive:

    Il racconto è davvero interessante, tornerò per il seguito. Sono un’affezionata acquirente di mandarina, il miei due ultimi acuisti sono stati di vostre borse. Le ho davvero sfruttate molto, con ottima tenuta. Borse comodissime, inidistruttibili, con quello stile sportivo-elegante che mi piace tanto.

  4. Ducky scrive:

    Ragazzi grazie per i complimenti, sono contenta che vi sia piaciuto il post. Anche io rimasi affascinata dal racconto quando lo sentii la prima volta, aveva dell’incredibile!
    Al prossimo episodio allora….! ;-)

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