Fashion&Art
La moda è arte. O l’arte è moda?
Se avessi una risposta a questo quesito amletico, adesso sarei famosa almeno come Schopenhauer…
Però posso sempre provare a indagare. Girovagando tra le numerose mostre in programma che parlano dell’ibridazione tra le due materie.
Dopo Berlino, il fortunato cappotto cammello di Max Mara 101801 icona del made in italy, è approdato anche in Giappone (non vorrà fare concorrenza al tradizionale Kimono?) in una mostra al Mori Art Center Gallery di Tokyo fino al 25 novembre. Già Dior negli anni ’50 aveva previsto che il cappotto, rubato all’armadio maschile, sarebbe stato irrinunciabile. Ipse dixit.
Mentre ControModa (forse in senso letterale?) è il titolo della collezione permanente di moda contemporanea del County Museum of Art di L.A., in mostra a Firenze nelle sale di Palazzo Strozzi fino al 20 gennaio prossimo. Dalle donne pavone o abat jour di Issey Miyake agli outfit destrutturati di Giorgio Armani fino alle donne ragno di Thierry Mugler: un guazzabuglio di forme poliedriche (a volte improbabili) e di colori dalle palette più sperimentali. Beh, dopo aver guardato la mia confusione è aumentata!
Guardando Ritorno alle Origini, la mostra dedicata a Capucci a Villa Bardini (Firenze) sembra di essere davanti a quadri di Kandinsky o a sculture origami. E si può di certo intuire perché si sia meritato una laurea honoris causa in design a La sapienza di Roma.
Mentre si può risolvere il mistero del ritorno dei tailleur avvitati delle nostre nonne per le strade, a Londra fino al 6 gennaio 2008 visitando “The Golden Age of Couture - Paris and London 1947/1957” al Victoria&Albert Museum.
Sembra proprio che Arte e Moda siano un importante connubio, io dopo questo tour virtuale comincio a pensare che la moda sia una forma d’arte, voi che ne pensate?
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21 Novembre 2007 alle 17:23
Bello il cappotto di Max Mara, mia madre nell’armadio ne ha uno simile, mi sa che glielo ruberò
21 Novembre 2007 alle 17:50
La moda é arte. Lo ha capito benissimo anche il maestro Versace, sperimentando nuovi materiali sugli abiti haute couture. Basti pensare all’abito di plastica trasparente, certo non creato per rispondere alle esigenze delle clienti!
26 Novembre 2007 alle 21:31
… e pensare che nell’armadio ho un capolavoro di giacca di Yohji Yamamoto, comprata nel lontano 1995 per uno sproposito di soldi… un patchwork di stoffe (seta, cotone, velluto liscio e corduroy) color terra e beige, interamente rivestita di pvc. l’ho messa 1 - dico 1 - volta, e già mi stava un filino stretta. adesso mi va decisamente troppo stretta, e non me la posso più mettere.
E, parlando di pvc, nel 96 comprai una camicia di Dolce & Gabbana di pvc(appunto) trasparente, che è durata la bellezza di una serata. E’ infatti praticamente finita in fumo sulla pista del Cocoricò. Bah.